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Accedere alla pensione di vecchiaia a 63 anni? Da oggi si può!


Dal 1° maggio 2017, in via sperimentale fino al 31/12/2018, hanno avuto avvio due nuovi istituti: l’APE, operazione di anticipo pensionistico, e la RITA, una rendita integrativa temporanea anticipata che va ad aggiungersi alle prestazioni pensionistiche già erogabili ai sensi del Decreto lgs. 252/2005.

Tali istituti sono previsti dalla Legge di Bilancio 2017 (Art. 1 commi da 166 a 187 per l’APE e commi da 188 a 193 per la RITA - Legge 232/2016, pubblicata in G.U. n. 297 del 21/12/2016).

L’APE (anticipo pensionistico) e la RITA (rendita integrativa temporanea anticipata), si collocano tra le misure che il Governo ha messo in atto per:
•aumentare la flessibilità nelle scelte individuali per i lavoratori che accedono alla pensione di vecchiaia;
•agevolare la transizione verso il pensionamento delle persone disoccupate o in condizioni di bisogno.

Di seguito approfondirò ed illustrerò le modalità di accesso a tali istituti e le loro caratteristiche.

 

RITA: Rendita Integrativa Temporanea Anticipata

La RITA trova applicazione - in via sperimentale - per il periodo dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018. Potranno fruire della RITA sia i lavoratori iscritti alle forme pensionistiche complementari di cui al D.lgs. n. 252/2005 sia i dipendenti pubblici che hanno aderito alle forme pensionistiche complementari loro destinate, ai quali ancora si applicano le disposizioni del Decreto lgs.124/1993. Non sono previsti requisiti minimi di contribuzione alla previdenza complementare. Gli iscritti alle predette forme di previdenza complementare in regime di contribuzione definita, che si trovino in possesso dei requisiti per l’APE e che cessino dal rapporto di lavoro, possono, su base volontaria, anticipare il momento del pensionamento, avvalendosi, in tutto o in parte, della posizione individuale accumulata presso la forma stessa, per fruire di un anticipo pensionistico della durata massima di 3 anni e 7 mesi e minima di 6 mesi. In pratica la RITA consiste nell'erogazione frazionata, per il periodo considerato, del montante accumulato richiesto.

E’ rimessa alla volontà dei lavoratori la scelta di avvalersi dell’APE e della RITA in modo congiunto oppure alternativo.

La parte imponibile della RITA, determinata secondo le disposizioni vigenti nei periodi di maturazione della prestazione pensionistica complementare, è assoggettata alla ritenuta a titolo d'imposta con l'aliquota del 15%, ridotta di una quota pari a 0,30 punti percentuali per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali.

A tal fine, se la data di iscrizione alla forma di previdenza complementare è anteriore al 1° gennaio 2007, gli anni di iscrizione prima del 2007 sono computati fino a un massimo di 15.

Le somme erogate a titolo di RITA sono imputate, ai fini della determinazione del relativo imponibile, prioritariamente agli importi della prestazione medesima maturati fino al 31 dicembre 2000 e, per la parte eccedente, prima a quelli maturati dal 1° gennaio 2001 al 31 dicembre 2006 e, successivamente, a quelli maturati dal 1° gennaio 2007.

 

APE: Anticipo PEnsionistico

L’APE, nelle sue diverse declinazioni - volontaria, sociale e aziendale - si rivolge ai dipendenti pubblici e privati, ai lavoratori autonomi, ad esclusione dei liberi professionisti iscritti alle Casse professionali, e agli iscritti alla gestione separata INPS con almeno 63 anni di età e a cui manchino al massimo 3 anni e 7 mesi alla pensione di vecchiaia, con almeno 20 anni di contributi per l'APE volontario o aziendale oppure 30 o 36 anni per quello sociale.

Gli anticipatari possono accedere ad un reddito ponte, interamente erogato dallo Stato (APE SOCIALE) o interamente finanziato dagli stessi lavoratori mediante un finanziamento mensile, erogato dal settore bancario e garantito in caso di decesso dalle compagnie d’assicurazione, che il lavoratore dovrà restituire con un prelievo sulla pensione nei successivi 20 anni (APE VOLONTARIO). I datori di lavoro potranno tuttavia ridurre l'onere per il lavoratore versando all'INPS una contribuzione correlata (APE AZIENDALE) in grado di far incrementare la quota contributiva della pensione e, quindi, compensando in tutto o solo in parte il piano ventennale di ammortamento. Nella sua versione volontaria e aziendale l’APE ha un costo a carico del lavoratore (ed eventualmente del datore di lavoro) che varia in relazione alla durata del finanziamento e del rapporto tra il suo importo e quello della pensione di partenza.

II 5 settembre u.s. è stato firmato - il DPCM sull’APE VOLONTARIA (decreto 150/2017) pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 243 del 17.10.2017. Pur essendo in vigore, la disciplina non è di fatto operativa (tale istituto potrà essere, infatti, utilizzato solo a partire dall’anno prossimo) in quanto è ancora in corso di definizione l’accordo quadro tra ABI e ANIA per definire i termini e le modalità di adesione da parte delle banche e delle imprese assicuratrici interessate all’operazione.

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